Education

LNV

L’utilizzo dei linguaggi non verbali nei centri diurni per persone con disabilità

OBIETTIVI

Scopo del progetto sperimentale per una formazione sui Linguaggi Non Verbali per gli educatori dei Centri Diurni per Persone con Disabilità della Regione Veneto, è pertanto quello di sviluppare un modello formativo che sia capace di coniugare innovazione e qualità con concretezza e trasferibilità. L’argomento trattato è solo uno degli elementi della complessità del lavoro in relazione di aiuto; tuttavia è un elemento fondante, che obbliga a radicare le conoscenze all’interno di un progetto di ricerca di senso. La conoscenza senza ricerca di senso si traduce in un tecnicismo esasperato, le due cose insieme contribuiscono alla cura del capitale umano costituito dagli operatori, a cui sempre, in definitiva, è delegato l’agire.

La proposta formativa, oltre a fornire strumenti utili per definire degli obiettivi misurabili in modifiche osservabili negli utenti coinvolti (obiettivi di esito) intende fondare il proprio percorso su modalità metacognitive e metavalutative per gli operatori, per definire obiettivi misurabili in modifiche osservabili nelle organizzazioni (obiettivi di processo).

I principali elementi di innovazione attesi sono:

  • qualità delle risorse operative
  • qualità delle strutture
  • rapporto agio-disagio operatore/utente
  • introduzione modelli di rete
  • introduzione modelli metodologici operativi e teorici sui Linguaggi Non Verbali

 

PARTNERSHIP

Università Cà Foscari di Venezia, Centro Studi di Musicoterapia e Linguaggi Non Verbali – Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata.

 

MISURA

La proposta formativa polarizza la propria attenzione su capacità e performance (vedi def. ICF) verso l’agio della persona come elemento stabile per progettare azioni educative e riabilitative, ricercando il consenso partecipato della persona in quanto protagonista e non consumatore degli interventi. La consapevolezza che i meccanismi di agio-disagio nei rapporti tra operatori e utenti rappresentano il primo ma anche il più complesso elemento su cui le organizzazioni debbono intervenire. La capacità di mettersi in discussione, di auto-osservarsi, di osservare i colleghi nelle relazioni con gli utenti; la capacità di organizzare situazioni di “gioco”, inteso come luogo organizzato in cui le pressioni cognitive e prestazionali, sono presenti in quanto controllate nel rapporto di reciprocità, proponendo la metodologia di un operatore che “si mette in gioco”.